Vivere un lutto in classe
Un cammino insieme......comunque
Classe 2^ B,1998, 22 tra bambini e bambine; un bel gruppo che cerco di curare e far crescere non solo imparando a leggere e scrivere ma avviandoli anche a trovare e dire le" parole del cuore", garantendo loro di essere ascoltati e presi sul serio nell' impresa di diventare se stessi.
Otto anni...un' età magica: nè piccoli, nè così grandi da avere malizie.
Siamo vicini alla Pasqua e siamo impegnati a preparare un bel biglietto di auguri per mamma e papà. La primavera è nell'aria: colori profumi, vediamo le rondini dalla finestra dell'aula.....
La domenica delle Palme, una telefonata la mattina presto, mette fine a tutto ciò : perchè poi niente sarà più lo stesso, neanche il profumo della primavera. Anna è morta.
Dopo lo sgomento personale, il pensiero angoscioso dei "miei" bambini: come dire loro una cosa così...Anna era a scuola un attimo fa, ci sono le sue cose, i suoi disegni appesi, il suo biglietto augurale pronto. La collega con la quale lavoro è ancora più sconvolta di me, credo, perchè ripete luoghi comuni sulla morte che me la allontanano.
Con la mamma rappresentante di classe decidiamo che ogni famiglia si regolerà su come dare la notizia al proprio bambino, gestendo così il primo impatto con la morte secondo lo stile ed i valori familiari, accogliendo le reazioni ed il dolore tra le affettuose mura di casa.
Il lunedì tutti in cerchio, la collega di matematica, l'insegnante di religione ed io.
Ricordo che cercavo cautamente di far venir fuori da loro cosa avevano veramente capito di quell'inconcepibile avvenimento....Ecco le loro parole, gli interrogativi ai quali lasciai che si rispondessero tra loro, ognuno portando il proprio vissuto famigliare. Ricordo che inaugurai la frase: " C'è chi pensa che.....chi invece crede che.....". Ogni modalità aveva pari dignità.
"Lo sai maestra che la Anna è morta? Ma è vero?"
"Mi sembra tutto un sogno..."
"Perchè proprio lei che era così buona?"
"Cosa aveva fatto di male?"
"Dove è adesso?" (...non è chiaro se il corpo o...altro)
Le mie colleghe avevano trovato una storia di un angelo che accompagnava Anna....
Io guardavo quelle creature, ferme, piene di stupore, che mi osservavano per capire ...dove potevamo approdare: perchè sì, a quell'età la maestra è veramente un riferimento. Credo che dissi loro, con gli occhi pieni di lacrime: " Siamo tutti tristi...possiamo piangere e consolarci tra noi. Anche se sono grande piango anch'io, non spaventatevi. Poi passa."
E ci fu un bel momento di lacrime e abbracci. Il primo di tanti altri. Poi, al suono di una dolce musica, feci la proposta di disegnare ciò che volevano.....Sui fogli, Anna era già un angelo con piccole ali azzurre, i piedini sollevati da terra,.....D. la vedeva correre felice nei pascoli del cielo, i biondi capelli al vento, circondata da cavalli selvaggi. Qualcuno disegnava "altro" come per sfuggire la realtà . Cominciammo IL LIBRO DI ANNA che avrebbe raccolto tutte le nostre produzioni e che avremmo dato, dopo qualche anno, alla mamma di Anna.
I bambini capirono che con me si poteva parlare dell'accaduto e piangere se le lacrime premevano....con l'altra maestra non lo fecero mai, anche se non ci fu un divieto vero e proprio, avevano intuito che non era possibile (lei mi disse che non reggeva l'argomento....).
Nei delicati giorni successivi, anche senza apparenti legami logici, l' "ARGOMENTO ANNA"tornava fuori ; ecco stralci di conversazioni:
M:"Non voglio stare con L. perchè parla sempre di morti, non voglio sentire questi discorsi!"
L.:" Con chi parlo io allora di queste cose, tra me e me?"
MAESTRA: "Puoi venire a parlare con me."
R. :" Anch'io ho paura, mi sogno la Anna....E se viene la notte? E' tutta vestita di bianco, vedo i suoi piedi, mi tocca i piedi."
M.: "Io ho sognato Anna , era risorta, ritornata; aveva un vestito bianco i piedi nudi e una grande luce attorno."
L.:"Io ho sognato che eravamo ai giardini, giocavo con lei, c'erano uomini cattivi che volevano spararle; io l'ho difesa ma ci hanno uccisi e siamo volati in cielo tutti e due."
P. :"Ho paura che lei venga dalla stanza vicina..."
CORO DI VOCI:"Anch'io!"
D.: "Non bisogna aver paura degli angeli !"
E. :"Ma è vestita o nuda?( non si capisce se al momento della sepoltura o ora dove si trova ).
F. :"Le hanno messo un bel vestito?"
G. :"Ma l'ha scelto lei?"
CORO DI VOCI:" Ma no ! "
V. :"Ho sognato la ...tomba?...bara? (il significato dei sostantivi non è chiaro...)
S.:" Ho sognato che l'ho incontrata ai giardini e le ho detto che lei era morta. Allora lei è volata in cielo! "
K. :"Ho paura che venga la notte, dalla camera dei miei genitori. "
O.: "..forse Anna è qui , nel suo banco con noi....."
Ho, a suo tempo, titolato questi appunti "Tra sogni e realtà" perchè così li ho percepiti e..lasciati essere. Ho infatti operato la scelta di offrire ai bambini uno spazio di attento, interessato e affettuoso ascolto, lasciando alle famiglie eventuali definizioni di significato. Dall'opportunità di dialogo tra pari ciascuno poteva arricchirsi di immagini nuove, consolidando la competenza di ascoltare e non giudicare. Ciascuno coi suoi tempi era aiutato a definire l'accaduto.
L'anno successivo venne spontaneo iniziare le attività con Anna: prima una sua fotografia, poi una pianta , poi gli oggetti più cari delle vacanze....conchiglie, una chela di granchio, una bella poesia che diventò nostra nei momenti di nostalgia . Eccola: VOLI LIBERA E FELICE, AL DI LA' DEI COMPLEANNI, NEL TEMPO DEL PERSEMPRE.
Questo informale e spontaneo "angolo del ricordo " restò fino alla classe 5^ :uno spazio libero sempre pieno di oggetti e scritti dei bambini. Quando lo smantellai ,alla fine del ciclo scolastico,(la pianta nel frattempo era cresciuta) mi feci un bel pianto. Anche perchè Anna mancò sempre a quel gruppo-classe, fino all'ultimo giorno.
Nel corso della terza classe subentrò nei bambini la paura di dimenticare Anna, così facemmo un collettivo sforzo di memoria per fissare immagini, sensazioni, avvenimenti che la-ci riguardavano: ne uscirono scritti assai vivi, anche con l'uso di metafore e similitudini che definirono ciò che Anna era anche nelle sfumature del suo carattere.
Nel Natale della classe 4^, la mamma di Anna ci prestò per il periodo dell'Avvento la lanterna della figlia che ci illuminò durante la lettura quotidiana delle leggende natalizie.
Ed ogni tanto, magicamente, dall'archivio di classe o da qualche raccoglitore, usciva un disegno o una piccola scritta di Anna a dirci timidamente come era il suo stile.:"Ci sono.."
L'aver vissuto insieme questa vicenda ha incrementato l'intimità e l'affetto tra i bambini e me e li ha senz'altro arricchiti della certezza che si può attraversare anche un'esperienza dolorosa: si può piangere e consolare ed essere consolati, perdere , ricordare......ognuno a suo modo, ed i modi sono tanti.
Rovereto, Gennaio 2011
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