La scuola media incontra l'Hospice

La Casa dei Gelsi accoglie la Scuola Media di Vedelago

In seno alle attività con le scuole del territorio, ADVAR ha potuto vivere un’esperienza di reciproco arricchimento, di scambio emozionale e di apprendimento accogliendo quest’anno gli alunni della scuola Media di Vedelago in visita alla Casa dei Gelsi.

Si è trattato di un evento straordinario: 75 alunni di terza media, tutti insieme, accompagnati dai loro insegnanti di lettere Renato Durante, Daniela Pavan e Stefania Massa, dopo aver approfondito in classe i temi della terminalità, della perdita e del volontariato introdotti con la lettura del libro Oscar e la dama in rosa, hanno considerato importante condividere in Hospice i frutti della loro riflessione interloquendo con chi, quotidianamente, si confronta con la malattia e la morte riconoscendo alla vita piena dignità sino all’ultimo istante.

La visita ha coinvolto operatori, volontari, ammalati e familiari che, a vario titolo, hanno partecipato attivamente offrendo la loro testimonianza e mettendosi a disposizione per le interviste che i ragazzi hanno realizzato in quell’occasione . Durante la visita è stato possibile apprezzare e incoraggiare i ragazzi in ordine al percorso di crescita compiuto su temi così importanti come il senso e la dignità della vita in ogni circostanza, la sofferenza, la solidarietà ed altri temi connessi che i ragazzi hanno espresso sintetizzati nelle slides che hanno proiettato in Hospice nel corso della mattinata.

Commentano gli insegnanti :

“ Crediamo che questa esperienza, che abbiamo voluto chiamare La danza dell’esistere: un percorso di educazione alla vita attraverso la rielaborazione del lutto, sia la dimostrazione che l’apprendimento nasce quando si offre ai ragazzi un’occasione di incontro profondo con se stessi e di contatto con ciò che conta, ossia la persona umana in ogni momento della sua esistenza. In questi casi può capitare che risulti più immediato soprassedere, evitare l’argomento con lo scopo di sottrarsi al dolore o all’imbarazzo. Noi abbiamo deciso di immergerci a capofitto…e le conclusioni a cui siamo giunti sono state sorprendenti, quasi imprevedibili: il contatto con la morte e con la malattia si è trasformato - a detta dei ragazzi stessi - in un’opera di prevenzione dei comportamenti a rischio spesso sottostimati in adolescenza. Avvicinarsi alla malattia o ai morenti, quelli veri e non quelli del cinema, infatti, ha restituito importanza ai legami, ha permesso dare valore alla vita ed ha messo in contatto con la propria personale responsabilità in relazione al divenire.”

P.Fornasier, Advar, Dicembre 2011