La famiglia e il lutto
L'esperienza della perdita di un congiunto costituisce per tutta la famiglia un momento di crisi e di passaggio da una situazione esistenziale ad un'altra e può generare un periodo di vulnerabilità e di difficoltà nel suo percorso evolutivo. Se pensiamo alle perdite che le famiglie subiscono - ad esempio le perdite improvvise di un figlio in epoca perinatale o per un incidente o un suicidio inspiegabile, oppure le perdite legate a malattie croniche e devastanti di un coniuge, di un genitore, di un fratello - comprendiamo che sono esperienze di vita che danno un orientamento diverso al procedere di tutti i membri della famiglia.
La storia che la famiglia riesce a costruire nel superare la crisi può influenzare non solo il futuro della famiglia ma anche la qualità di vita di tutti i partecipanti. Ciò appare inevitabile se si considera che l'evento della morte e del lutto riveste un profondo significato nella trasmissione del sapere familiare e del patrimonio culturale, affettivo, psicologico, simbolico e morale che dà continuità al succedersi delle generazioni.
Certamente le famiglie si differenziano molto tra loro nel vivere il lutto ed elaborare la perdita. Ci sono quelle che affrontano responsabilmente e collaborativamente i nuovi compiti evolutivi e i cui familiari si sostengono reciprocamente e si aiutano, mentre altre si indeboliscono o si bloccano, come se il tempo si fermasse, altre ancora che si disgregano, specie quando c'erano già in precedenza delle difficoltà.
Un elemento determinante nel favorire un processo evolutivo positivo è che dopo la morte del congiunto venga espressa, condivisa ed elaborata quell'onda d'urto emozionale che ogni famiglia attraversa, in modo che si possa placare, possa essere riassorbita, senza degenerare in un lutto complicato, in tutti i suoi differenti e molteplici aspetti.
Se la famiglia riesce a superare la crisi tutti i suoi componenti diventano più forti nell'affrontare le perdite successive e difficili della vita.
Naturalmente essendo il lutto anche un'esperienza intima, personale, che riveste un significato diverso per ciascuno dei familiari, comporta anche un differente percorso individuale: infatti ogni componente vive l'assenza a proprio modo, in base alla qualità e intensità del legame che aveva con la persona deceduta, alle proprie caratteristiche psicologiche e al supporto affettivo che riceve dall'esterno.
Nessuno può sostituirsi all'altro nel vivere l'esperienza della perdita, nel sopportarla e nell'elaborarla ma la condivisione con altri esseri umani può sostenere, arrecare sollievo e aiutare a riprendere il proprio percorso di crescita.
Attualmente, per una molteplicità di motivi, nelle famiglie c'è una mancanza di abitudine e un riserbo reciproco a comunicare i propri sentimenti più intimi e profondi e una difficoltà a stare in contatto con il dolore ed i bisogni degli altri. Il lutto è vissuto in solitudine e in silenzio, non si riesce a condividere insieme il dolore e la sofferenza per la medesima perdita può anche separare e dividere i membri della famiglia.
Ciò è segno sia di un'inesperienza ad ascoltarsi e a comunicare, ma anche di un desiderio di proteggere e di non pesare sugli altri familiari. Molte volte c'è l'impossibilità di appoggiarsi per la fragilità, incapacità o diversa sensibilità dell'altro, o perché non ci si fida pienamente o non si vuole deteriorare ulteriormente il rapporto, mettendo in campo irrisolte problematiche del passato: gelosie, interessi, colpe, critiche, ferite e fratture.
Un altro ostacolo al dialogo sta anche nella convinzione che il proprio dolore sia diverso da quello dell'altro, che "non vive il mio stesso dolore, e non mi può capire, né aiutare" oppure, al contrario, si pensa che tutti provino gli stessi sentimenti, negando ogni differenza, per cui diventa inutile parlarne.
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