Il gruppo di mutuo aiuto

Il Gruppo di Auto Mutuo Aiuto (detto GAMA) è un piccolo gruppo di persone che condividono lo stesso problema e fondano su questo aspetto la propria appartenenza al gruppo. Essere tra persone sconosciute, ma che vivono una condizione comune, rende possibile esprimere e condividere sofferenze, bisogni, esperienze, conquiste, cambiamenti e speranze, verso un cambiamento che si teme di non saper sostenere ed affrontare.

Partecipare a un gruppo significa compiere uno sforzo individuale (auto aiuto) per rompere la solitudine e il silenzio con cui si vive in genere l’esperienza dolorosa, recuperando una ritualità di condivisione e di elaborazione comunitaria (mutuo aiuto).

Esistono gruppi di auto-mutuo aiuto in cui ci si incontra di persona (“gama vis-à-vis”) ed altri, online, in cui l’incontro è mediato dalla scrittura (“gama on-line”).

Un gruppo di mutuo aiuto per chi è in lutto riunisce poche persone intorno al tema della perdita di una persona cara e offre la possibilità – in uno spazio rispettoso, riservato e protetto – di mettere in comune e confrontare sentimenti e emozioni, di rompere la solitudine e il silenzio con cui si vive in genere questa esperienza.

Si scopre quanta forza possa venire dall’ascoltarsi e sostenersi a vicenda, dall’offrirsi reciprocamente conforto, dal rispecchiarsi nell’altro e dal condividere i faticosi passi della costruzione di un nuovo cammino.

Nei gruppi di mutuo aiuto, 8-10 persone si incontrano regolarmente una volta alla settimana in uno spazio libero e protetto e in una atmosfera di reciproco rispetto. La partecipazione al gruppo è gratuita e prevede un colloquio individuale preliminare con i facilitatori del gruppo.

L’unica cosa che si richiede è una partecipazione “responsabile” nei confronti degli altri, nel senso della continuità e del rispetto del tempo comune in modo che ciascuno possa sentirsi accolto e compreso.

Lo scambio, il confronto tra pari, la possibilità di raccontarsi ed essere ascoltati, l’affrontare insieme il faticoso percorso del lutto sono possibili anche online. I gruppi online sono una possibilità per chi non ha o non vuole incontrarsi di persona, per chi non ha vicino a sé un gruppo vis à vis, per chi non ha molto tempo a disposizione o comunque per chi preferisce i tempi più riflessi della lettura e della scrittura.

Il gruppo online permette di raccontarsi  e di confrontarsi con altre persone in lutto in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi luogo. La condivisione si realizza con la partecipazione a piccoli gruppi chiusi che sono ospitati sul nostro forum. La partecipazione è gratuita e l’inserimento può avvenire in qualsiasi momento. Si può  mantenere l’anonimato e i gruppi sono facilitati da uno o due facilitatori. Dopo un breve scambio preliminare con i coordinatori dei gruppi online si ricevono le modalità di accesso e si può entrare in uno dei gruppi.

Tra i gruppi online presenti nel nostro forum è anche attivo un gruppo per familiari e amici che accompagnano un malato grave. Il gruppo è pensato per chi – assistendo una persona cara che si avvicina alla conclusione del suo percorso di vita – senta il bisogno di confrontarsi e condividere con altri la difficoltà di questa esperienza. È un piccolo gruppo facilitato, gratuito e nel quale si può entrare in qualsiasi momento.

Ciò che si richiede è una partecipazione “responsabile” nei confronti degli altri, nel senso della continuità e della frequentazione dello spazio comune, in modo che ciascuno possa sentirsi accolto e compreso.

Per l’accesso ai nostri gruppi online per le persone in lutto o per i familiari e amici di malati gravi basta scriverci una email (info@gruppoeventi.it) raccontando la vostra storia e il perché della vostra richiesta. Vi risponderemo dandovi le indicazioni per partecipare al gruppo online.

I tempi lunghi della lettura e della scrittura, la possibilità di rileggere i propri messaggi e quelli degli altri partecipanti, permettono un clima di riflessione su se stessi, facilitano l’espressione delle proprie emozioni e la narrazione della propria storia. Per questo, ci piace riportare le parole di D.Grossman sul suo rapporto con la scrittura dopo la morte del figlio Uri.

Al termine della settimana del lutto ho ripreso a scrivere. Quando a un uomo capita una tragedia una delle sensazioni più forti che prova è quella di essere esiliato da tutto ciò in cui credeva, di cui era certo, dalla storia di tutta la sua vita. All’improvviso niente è più scontato.
Per me, tornare a scrivere dopo la tragedia è stato un atto istintivo. Avevo la sensazione che così facendo avrei potuto, in un certo senso, tornare dall’esilio.
Ho ripreso a scrivere. Sono tornato alla storia che, stranamente, era uno dei pochi luoghi della mia vita che ancora potevo capire. Mi sono seduto alla scrivania e ho cominciato a riannodare i fili lacerati della trama. Dopo qualche settimana ho sentito per la prima volta, con un certo stupore, il piacere di scrivere. Mi sono ritrovato a cercare per ore una parola che descrivesse con esattezza un preciso sentimento. Mi sono reso conto di non potermi accontentare di un termine che non rispecchiasse fedelmente quel sentimento. A tratti mi stupivo che qualcosa di tanto piccolo accentrasse a tal punto la mia attenzione quando il mondo intorno a me era crollato. Ma non appena trovavo la parola giusta avvertivo una soddisfazione che pensavo non avrei più provato in vita mia: quella di fare qualcosa come si deve in un mondo tanto caotico. Talvolta mi sentivo come chi, dopo un terremoto, esce dalle macerie di casa, si guarda intorno, e comincia a impilare un mattone sull’altro.     […………] Ritrovavo dentro di me il desiderio di toccare tutte le sfumature di un sentimento, di una situazione, di un rapporto. E non temevo il dolore che talvolta questo contatto provoca. Riscoprivo che scrivere è per me il miglior modo di combattere l’arbitrarietà – qualsiasi arbitrarietà – e la sensazione di essere una vittima impotente dinanzi a essa. E ho imparato che in certe situazioni l’unica libertà che un uomo ha è quella di descrivere con parole sue il proprio destino.

D.Grossmann,”Voglio parlare della pace”, La Repubblica, 11.10.2010

Nel nostro forum è anche presente uno spazio aperto che chiamiamo, appunto, “forum aperto”. Non è un gruppo online, ma un luogo nel quale potete lasciare una testimonianza, un pensiero, un ricordo senza partecipare ad un gruppo. Qui potete condividere le riflessioni che la vostra esperienza di perdita, di malattia o di accompagnamento vi hanno suscitato, o il racconto della vostra storia o la testimonianza delle vostre emozioni.

Questo è uno spazio moderato (il testo sarà pubblicato entro 24 ore) ma non facilitato.

Per scrivere nello spazio aperto sul nostro forum basta iscriversi alla pagina: http://www.gruppoeventi.it/forum/. Una volta ricevuta l’autorizzazione potrete scrivere la vostra testimonianza.

  • Se siete interessati a partecipare ad uno dei nostri gruppi vis à vis di Roma per le persone in lutto basta contattare l’associazione: info@gruppoeventi.it, 06 2305265, 06 86207554 o i facilitatori Marida 339 632 4883 o Feliciano 347 696 7879. I gruppi vis à vis del Gruppo Eventi si riuniscono a Roma: a Via Terni (Re di Roma) il Martedi’, il Mercoledi’ e il Giovedi’, in Viale Giotto (Piramide) il Mercoledi’. I gruppi si incontrano una volta alla settimana, dalle 18 alle 19.30 (il gruppo del Mercoledi’ dalle 18.30 alle 20).

L’ultimo Sabato del mese si riunisce a Via Terni il gruppo delle persone che hanno vissuto il suicidio di un caro: https://www.gruppoeventi.it/gruppo-per-persone-che-hanno-subito-il-suicidio-di-un-caro/

  • Per l’accesso ai gruppi online del Gruppo Eventi basta scriverci una email (info@gruppoeventi.it) raccontando un po’ la vostra storia e il perché della vostra richiesta. Vi risponderemo dandovi le indicazioni per partecipare al gruppo online.


I gruppi di ascolto e condivisione tra persone in lutto, maturati all’interno del percorso di riflessione e intervento dell’Associazione Gruppo Eventi, sono ispirati ai principi del mutuo aiuto. Questi gruppi – vis à vis e online – sono una risorsa della comunità e rappresentano uno spazio di ascolto, protetto e libero da giudizi, in cui ciascuno può esprimersi e narrare le proprie esperienze.

  1. Il gruppo è formato da persone che hanno subito la perdita di una persona cara e vivono una condizione comune che rende possibile esprimere e condividere sofferenze, bisogni, esperienze, cambiamenti e risorse;

  2. II gruppo accoglie senza alcuna discriminazione legata ad appartenenze religiose, politiche, culturali, etniche e di genere;

  3. Il gruppo è aperto ed accoglie nel tempo nuovi partecipanti. Per rendere possibile un buon clima di condivisione e ascolto, solitamente il gruppo è formato da un massimo di 12 persone. Qualora i partecipanti siano di più si procede alla “gemmazione”, ovvero alla nascita di un altro gruppo.

  4. I valori fondanti del gruppo sono: rispetto, condivisione, ascolto e riservatezza su quanto viene espresso dai partecipanti;

  5. Il gruppo si riunisce con cadenza regolare, in genere una volta la settimana per un’ora e mezza;

  6. Nel gruppo sono presenti come volontari una o più persone con specifica esperienza e competenza nel mutuo aiuto, che svolgono la funzione di facilitare la comunicazione tra i partecipanti nel rispetto dei valori fondanti del gruppo;

  7. Le persone che richiedono di partecipare al gruppo si incontrano con /i facilitatori, prima di entrare nel gruppo. Per i gruppi online, uno scambio di email prima dell’entrata nel gruppo permette di verificare quale dei gruppi esistenti meglio risponde alle esigenze del richiedente.

  8. La partecipazione al gruppo è gratuita. Per le spese dell’uso del locale, i partecipanti possono offrire un contributo.

Facilitatori

I facilitatori possono essere:
persone che hanno partecipato ad un GAMA in modo continuativo e responsabile e che dopo un corso di formazione sono stati invitati a diventare facilitatori;
volontari con formazione professionale che hanno partecipato ai corsi di formazione sulla metodologia dell’AMA e hanno frequentato, come osservatori partecipanti, gli incontri di un gruppo già avviato.

I facilitatori dei gruppi si impegnano a:
seguire le linee guida dell’Associazione;
partecipare alle riunioni mensili di intervisione per la discussione dell’organizzazione del servizio e dei punti problematici relativi al facilitatore, ai partecipanti, al gruppo;
prendere parte in maniera attiva alle iniziative formative promosse dall’Associazione;

I facilitatori, che svolgono attività professionale privata, si impegnano a non accettare come clienti le persone del gruppo che eventualmente richiedano un sostegno individuale.

Partecipanti

1. Dopo un primo contatto telefonico o per email le persone che intendono partecipare al gruppo vis à vis svolgono un incontro preliminare di conoscenza con il/ i facilitatori del gruppo. L’incontro ha anche la finalità di definire gli obiettivi della partecipazione al gruppo e di essere informati sul funzionamento, le caratteristiche, gli scopi del gruppo e dell’Associazione.
2. I partecipanti si impegnano a:
– frequentare in modo continuativo, essere puntuali e comunicare eventuali assenze;
– comunicare ai facilitatori eventuali problemi, che possono avere difficoltà ad esporre nel gruppo;
– comunicare al facilitatore e agli altri componenti la decisione di uscire dal gruppo e salutare gli altri partecipanti.

La buona comunicazione nel gruppi di sostegno e condivisione tra le persone in lutto.

Nel gruppo è importante che ciascuno dei partecipanti:
si esprima sempre in prima persona con “IO” e non con “TU”,“LORO”,”LA GENTE”;
racconti la propria esperienza e ascolti quella degli altri, divenendo consapevole di come la storia altrui risuoni dentro di sè;
consideri con il massimo rispetto le esperienze, le emozioni espresse dagli altri componenti del gruppo senza che diventino oggetto di commento, giudizio, valutazione, interpretazione;
mantenga la massima riservatezza su quanto gli altri esprimono;
cerchi di non offrire “soluzioni” o “consigli” agli altri membri. Ognuno ha la soluzione in se stesso: parlare con gli altri ed ascoltare le loro risonanze può aiutare ad ascoltarsi meglio e a trovare risposta nel proprio intimo;
consenta che tutti possano avere il loro spazio di parola, essendo il tempo a disposizione una risorsa limitata ed appartenente a tutti.

Testimonianze

La forza del gruppo è vedere che ci sono altre persone che stanno vivendo le stesse emozioni, sentimenti e paure… che non siamo soli a vivere questa esperienza. A volte dalla riflessione di uno del gruppo può scaturire qualcosa che tocca nel profondo e fa muovere le cose. Ci si scambiano suggerimenti che mai si accetterebbero dall’esterno, perchè ci si sente veramente capiti…
Pina

ConoscerVi mi ha arricchito e definito meglio il percorso della mia vita.
Ho riconosciuto lo stesso percorso, la stessa scala in salita,
Ho guardato al gradino avanti a me ed ho visto una mano tesa;
mi sono girata indietro ed ho teso la mia mano;
con le mani nelle mani ho sentito la fatica diminuire
ed ho sentito l’altro salire con più leggerezza .
Si è formata una catena,
la catena del dolore,
la catena della vita.
Ogni volta che ci penso non sono più sola,
il dolore non si spegne mai,
si attenua, resta dentro , ma con gli altri
si ha la consapevolezza di riuscire a sopportarlo
a diminuirne l’intensità,
ringrazio che mi sia stata data questa possibilità.
Annalisa

Mi chiamo Daniela e fino a pochi anni fa la mia vita era simile a quella di tante famiglie “normali.” Avevo un marito e due figli (Silvia 18 anni e Rosario 17) che erano la gioia della mia vita. Ma un giorno tutto il nostro mondo è cambiato all’improvviso.

Il 26 aprile 2007 è stata l’ultima volta che mio figlio mi ha abbracciato, l’ultima volta che ho sentito la sua voce, che ci siamo guardati negli occhi, che l’ho visto muoversi e scherzare con noi, poi lui è uscito di casa. Non è più tornato. Ha trovato una buca nella sua strada e ha perso il controllo della moto; è entrato subito in un coma irreversibile che lo ha portato, sei giorni dopo, alla dichiarazione di morte cerebrale. Era la sua fine…e ho pensato che fosse anche la mia fine.

Ho capito subito che quello che era successo era una cosa troppo grande per farcela da sola e così due mesi dopo, nell’aprile del 2008, quindi dopo quasi un anno dalla morte di mio figlio, sono arrivata nel gruppo online per genitori.

Avevo bisogno di uno spazio protetto, uno spazio che fosse solo mio, un posto in cui potere essere libera di dire quello che stavo vivendo senza essere bloccata (come succedeva con parenti o amici ) da consigli inutili e fastidiosi che non mi aiutavamo ma anzi mi facevano stare peggio.
Avevo bisogno di potere dire che volevo morire, anzi, che ero già morta… e anche che la mia fede era in crisi.
Avevo bisogno di parlare senza preoccuparmi che il mio dolore procurasse altro dolore a mia figlia e a mio marito, avevo bisogno di qualcuno che mi accogliesse e capisse nel mio sentirmi frantumata in mille piccolissimi pezzetti, o nella mia ricerca del senso della vita, o nelle tante domande su cosa esiste dopo la morte, su dove fosse finito mio figlio.
Era un bisogno di parole, quelle parole che in famiglia mancavano perché mio marito e mia figlia si erano chiusi in un silenzio che sembrava negazione e tanto mi faceva stare male. Sono entrata nel gruppo carica di questi bisogni, lì mi sono resa conto che non ero la sola a vivere e a pensare certe cose, ho capito che le difficoltà anche di coppia che vivevo non erano solo mie ma che invece possono essere “normali” quando muore un figlio.

Raccontandomi o leggendo le storie degli altri spesso piangevo, le parole degli altri mi risuonavano dentro e mi ritrovavo con altri simili a me, sapevo che mi potevano capire veramente e, insieme, ci davamo forza… fosse anche la forza dell’affetto che col tempo si creava fra di noi. Non passava giorno che non mi collegassi per vedere se qualcuno aveva risposto o scritto qualcosa… le parole cominciavano a nutrirmi, cominciavo a preoccuparmi per la tristezza degli altri e la domenica, o i giorni di festa in genere, pensavo che stavano male anche loro, e così scrivevo un pensiero affettuoso, un saluto. Non ero più così sola, eravamo insieme.

Quando sono entrata nel gruppo avevo un gran bisogno di parlare… fuori gli altri evitavano anche di pronunciare il nome di mio figlio e questa cosa la vivevo proprio come una negazione della realtà, una loro incapacità ad essermi di sostegno ed entrare nel mio “sentire”. Per stare in compagnia dovevo essere io ad entrare nella loro lunghezza d’onda, fingere quindi di stare meglio e fare conversazioni superficiali. Era una fatica che potevo sostenere solo per un tempo limitato e che vivevo come una violenza che facevo a me stessa nella ricerca di una improbabile normalità. C’era una grande disperazione, scrivevo al gruppo e parlavo di cose che non avrei mai avuto il coraggio di dire ad altri: della rabbia che sentivo verso la vita che mi aveva illuso e poi toccato proprio nella cosa fondamentale, i figli… dei sensi di colpa per non aver saputo o potuto evitare che quel giorno mio figlio uscisse di casa.

Avevo bisogno di parlare, sì… ma avevo anche bisogno di ascoltare gli altri, di sapere cosa pensavano, come vivevano, cosa sentivano. Le parole, i racconti delle altre mamme, simili ma diversi, mi risuonavano e mi aprivano a nuove sensibilità, mi portavano a riflettere. Parlavo di come passavo le giornate cercando, faticosamente, di occuparmi della casa… di come non mi interessasse più cucinare, fare acquisti; anche seguire un film, un telegiornale o ascoltare musica era un’impresa impossibile, eppure dovevo trovare un minimo di forza per prendermi cura di quello che restava della mia famiglia, mia figlia e mio marito… anche se spesso non avevo le energie neanche per me stessa. Entravo nel gruppo e lì mi toglievo la maschera che fuori mi costringevo ad indossare… il gruppo era la stanza speciale in cui era possibile dire l’indicibile.

Fuori dal gruppo nessuno mi chiedeva come stessi e cosa fosse la nostra vita senza mio figlio. Man mano che mi sentivo un po’ più forte riuscivo ad affrontare e a sciogliere dei “nodi”, come ad esempio parlare di quanto fossi rimasta turbata davanti al viso di mio figlio, alla sua espressione stravolta dalla morte dopo l’espianto degli organi (nessuno mi aveva mai permesso di farlo, negando addirittura che fosse orribile). Ho condiviso col gruppo non solo le lacrime ma anche i primi sorrisi, la prima volta che ho canticchiato un motivetto (anche solo per un attimo), la prima risata. Con l’aiuto del gruppo ho potuto attraversare tutte le fasi del dolore, vedendo anche come ognuno reagiva e le cose che riusciva a fare nel tempo. Mi si sono aperte nuove strade, nuovi percorsi… e ho capito che non avrei potuto più vivere come “prima” e che questo “dopo” avrebbe dovuto avere altri colori.
Daniela Macca