Quando si inizia a stare meglio?

Guarire da un grande dolore è un processo così lento e oscillante nell’andamento che spesso è difficile scorgere i segni dell’inizio di uno stare meglio. Ecco alcuni indizi che possono indicarne l’avvio:

– si riconosce nel proprio cuore che la persona amata se ne è andata per sempre, senza possibilità di ritorno e si accetta la morte come evento definitivo;

– i ricordi, sia piacevoli che spiacevoli, vengono accolti e rivisitati. Durante i primi tempi del lutto ricordare è doloroso perché testimonia implacabilmente quanto si è perduto. In un secondo momento ricordare diventa un’attività dolce, rasserenante, e si cercano persone con cui parlare del passato;

– ci si sente bene e a proprio agio anche da soli. Non si ha più bisogno di qualcuno vicino tutto il tempo, né si cerca spasmodicamente di essere occupati per distrarsi. Per le persone più anziane e che già prima del lutto vivevano in modo molto ritirato, la nuova condizione di solitudine è particolarmente difficile anche se gradualmente meno angosciante dell’inizio;

– a poco a poco, ci si sente anche pronti a porgere aiuto a qualcuno che vive la stessa situazione di sofferenza: il tempo, prima forse trascorso a ripensare alla vita perduta, alle cose che mancano, viene recuperato per aiutare altri in condizione di disagio, o comunque per organizzare e dare vita a nuovi progetti. Aiutare gli altri decisamente aiuta nel percorso di guarigione. Spesso, poi, si ridiventa capaci di apprezzare nuovi rapporti umani, che vengono a far parte del proprio percorso di vita;

– è di nuovo possibile prendere la macchina senza piangere in continuazione. Sembra che la macchina sia il luogo privilegiato per piangere e gridare ma bisogna tenere conto che guidare in queste condizioni può essere pericoloso per se stessi e per gli altri;

– si è meno sensibili ai commenti che altri possono fare. Ci si rende conto che se un parente o un amico dice qualcosa che fa male, lo fa senza intenzioni negative;

– si aspettano di nuovo le feste con gioia. C’erano stati momenti in cui si considerava l’arrivo dei giorni di festività come una calamità, ora ci si prepara a passarli tornando alle vecchie tradizioni o instaurandone delle nuove;

– si può di nuovo ascoltare senza dolore la musica che si era soliti godere con la persona amata e la si trova persino consolatoria;

– si può assistere a una funzione religiosa senza piangere;

– ci si accorge di non pensare continuamente alla persona scomparsa. Quando ciò accade per la prima volta, si può essere presi dal panico: “oh mio Dio, sto dimenticando”. Ma non è vero, non si sta dimenticando, non lo si fa mai. Ci si dà soltanto il permesso di andare avanti con la propria vita e certamente è questo ciò che la persona cara avrebbe voluto;

– si riesce a godere di uno scherzo e ridere, senza sentirsi in colpa;

– si ritorna ai ritmi normali del mangiare, del dormire e di tutte le altre attività fisiche;

– si stabiliscono nuove abitudini, nuovi orari, che non includono la persona scomparsa;

– è di nuovo possibile concentrarsi su un libro o un programma televisivo e persino riuscire a ricordarsi le informazioni lette o guardate;

– sembra sufficiente andare al cimitero una volta al mese o soltanto durante qualche festa o occasione particolare;

– ci si accorge che si può essere grati alla vita. Si è sempre saputo che c’erano molte cose buone nella vita, ma si era perduta la capacità di riconoscerlo;

– si riesce a stabilire nuove e salutari relazioni. Nuovi amici fanno parte di una nuova identità e si partecipa volentieri alle attività in comune con loro;

– si riesce ad organizzare e fare dei progetti per il futuro;

– si accettano le cose per ciò che sono senza tentare di tornare a come erano nel passato;

– si è pazienti con le “crisi di dolore” che possono sopravvenire. Si comincia a prendere coscienza che arrivano sempre più di rado e che sono meno spaventose e dolorose;

– si aspetta con piacere il risveglio mattutino;

– i ruoli che una volta ricopriva la persona cara sono ora ricoperti da noi stessi o da qualcun altro e si accettano di buon grado questi cambiamenti;

– l’energia e il tempo passati a ripensare a chi e a ciò che si è perduto vengono recuperati, magari per aiutare qualcuno che si trova nelle stesse condizioni o in un’altra condizione di disagio, o per fare progetti di vita;

– entrare a far parte di un’associazione di volontariato è un’occasione davvero preziosa di apertura e di condivisione. Si accetta la nuova vita e si può persino scoprire che l’esperienza del dolore ci ha maturato e fatto crescere.