Adolescenti in lutto

bambinaGESFCome affronta un ragazzo, una ragazza, nell’età dell’adolescenza, la perdita di una persona cara? L’adolescenza è la fase di passaggio forse più critica della vita, quella in cui avvengono in breve tempo le maggiori trasformazioni: fisiologiche, psicologiche, emotive.

Il lutto nell’adolescenza

L’attività ormonale degli adolescenti è accelerata, il corpo cambia forma rapidamente a abbandona i suoi tratti infantili, diventa urgente la ricerca della propria identità. Scomparse le sicurezze e il senso di protezione dell’infanzia, inizia intorno ai 13 anni il processo di separazione dai genitori. Il nucleo familiare, fino ad allora bozzolo-struttura protettiva, inizia ad essere vissuto come struttura costrittiva e antagonistica rispetto alla ricerca e costruzione della propria identità.

In questa fase di transizione, la morte di un genitore, di un nonno, di un membro della famiglia allargata, di un caro amico, si configura per un adolescente come un’esperienza particolarmente difficile, portatrice di ulteriore caos e confusione. Gli adolescenti, infatti, non sono pronti né per la morte di una persona amata, né per le emozioni e le reazioni che questa suscita in loro. Nel loro modo di pensare, «muoiono solo le persone anziane»: loro stessi e quanti vivono loro accanto sono invincibili, immortali. Tanto più se la perdita si presenta in maniera improvvisa (un infarto, un incidente d’auto, un suicidio) si può avere negli adolescenti un prolungato senso di irrealtà, il bisogno di rifugiarsi in un mondo parallelo, “come se” niente fosse avvenuto, con una reazione prolungata di shock e incredulità. E’ probabile, poi, che gli adolescenti si esprimano più attraverso manifestazioni di rabbia che di tristezza, non solo perché la rabbia tiene a bada e nasconde il dolore, ma anche perché è un’emozione con la quale hanno più familiarità. Esistono naturalmente delle differenze se il lutto insorge nella prima adolescenza, dai 12 ai 14 anni, quando i ragazzi dipendono ancora largamente dalle figure genitoriali e adulte, o invece nella seconda adolescenza tra i 14-18 anni, quando il mondo esterno, in particolare il gruppo dei pari, diventa molto significativo e punto di riferimento.

Non posso parlare di lei con i ragazzi. Al primo accenno, sul loro viso compare non il dolore, non l’amore, o la paura, o la pietà, ma quel micidiale isolante che è l’imbarazzo. È come se io commettessi una sconvenienza. Non vedono l’ora che la smetta. Anch’io reagivo allo stesso modo, dopo che morì mia madre, quando mio padre la nominava. Non gliene faccio una colpa. I ragazzi sono fatti così. Qualche volta penso che la vergogna, la pura e semplice vergogna goffa e assurda, non sia da meno dei nostri vizi nel-l’impedire le buone azioni e una felicità schietta. E non solo nell’adolescenza. O forse ragazzi hanno ragione?
C.S.Lewis, Diario di un dolore, 1990

In questo periodo di passaggio, comunque, gli adolescenti presentano in genere comportamenti oscillanti tra dipendenza-attaccamento e aggressività-insofferenza nei confronti delle regole familiari. Spesso, proprio a causa dell’ambivalenza propria di questa fase dello sviluppo, i ragazzi si sentono confusi su come accettare il sostegno dei familiari e insieme muoversi verso l’esplorazione autonoma del mondo esterno. Dopo un lutto, gli adolescenti possono mettere in atto numerose difese per proteggersi da vissuti angosciosi, intollerabili e non controllabili, arrivando a negare totalmente la sofferenza o accentuando al contrario le dinamiche della speranza e dell’ottimismo, per non sentirsi diversi dai coetanei e dagli amici. Non è infrequente che in alcune fasi del percorso del lutto la negazione difensiva possa cedere, specie quando si sentono sostenuti ed appoggiati, e allora possono esplicitarsi sintomi depressivi eclatanti, che spesso si esprimono nell’isolamento, nella chiusura, nella passività e, talvolta, anche in dinamiche suicidali.

Conoscere il dolore e sperimentare il dolore in prima persona, può cambiare profondamente il proprio modo di pensare e di rapportarsi agli e ai coetanei. Eppure, questa prima apertura della sensibilità alle emozioni viene spesso contrastata dagli adulti. Per un senso di iperprotettività, forse, o per un malinteso senso di dignità. Il consiglio più frequente è quello di “essere forte”: sopportare in silenzio e non mostrare segni di fragilità. Questo scoraggia il ragazzo sofferente a chiedere aiuto: a condividere, a mettere in parole, quello che prova, a manifestare il suo smarrimento, le sue emozioni. Nel caso della perdita di un genitore, gli si chiede spesso collaborazione nei confronti del genitore sopravvissuto e degli altri membri della famiglia, senza capire o considerare che spesso il figlio è altrettanto affranto del genitore superstite, e che non è questo il momento di chiedere a lui collaborazione e sostegno per qualcun altro. Gli adolescenti, infatti, possono apparire fisicamente già degli adulti, e spesso non ci si rende abbastanza conto di quanto abbiano ancora bisogno di un solido supporto affettivo. Allo sviluppo fisico non corrisponde necessariamente una maturità emotiva. E la responsabilità di cui li si carica può non dar loro l’occasione o il permesso di elaborare il proprio lutto se nello stesso tempo non si consente loro la possibilità di esprimere la difficoltà che vivono. I maschi, poi, sono particolarmente vulnerabili proprio perché si insiste, fin da quando sono piccoli, che devono essere «forti»: sono quindi ancor più restii a manifestare i loro sentimenti e la loro tristezza, nel timore di apparire dei deboli.

Molti pensano che sia buona cosa “distrarre” il ragazzo, proporgli diversivi, farlo uscire, vedere gente. Evitare discorsi sulla morte, parlare d’altro. Ma raramente questa è una terapia giusta. Dolore e tristezza sono emozioni che comunque non si cancellano presto e, al contrario, vanno in un certo senso incoraggiate, in quanto costitutive del nostro essere adulti, umani, sensibili. L’adolescente deve essere aiutato a riconoscere e confrontarsi con questi sentimenti nuovi per lui, e deve perciò poterli esprimere, manifestare, senza per questo sentirsi svalutato, sminuito. E di conseguenza isolarsi, nel timore di non corrispondere alle aspettative degli adulti che ha intorno.

Una presenza solida, costante e affettiva dell’ adulto – genitori, parenti, amici, insegnanti – è cruciale nella fase del lutto, anche perché i coetanei, amici e compagni di scuola tendono piuttosto, per imbarazzo, timidezza, leggerezza, a fare finta di niente e ignorare del tutto il tema della perdita. E così’, il giovane soffre, oltre che della morte del proprio familiare, anche di solitudine e di isolamento.

Prima di tutto è fondamentale rassicurare gli adolescenti che le emozioni che provano sono normali: normali sono il pianto, la rabbia, il senso di colpa, la tristezza, l’apatia, il senso di inutilità, la nostalgia, la paura, la disperazione…..Di tutto quello che provano, delle nuove ed inaspettate emozioni che incontrano, è bene incoraggiarli a parlare, a scuola, in chiesa, con amici e parenti.

Parlarne per primi, non aver timore di mostrare le proprie emozioni è : quando il primo modo di incoraggiarli ed esprimere la loro sofferenza, le loro domande ed emozioni. Per aiutarli si può cercare di far loro domande aperte come ad esempio « Come ti senti da quando …. è morto »? anche senza aspettarsi una risposta. E’ importante ascoltare quello che i ragazzi si sentono di dire, senza pensare di dover necessariamente fornire risposte o soluzioni.

E’ importante trovare modi per mantenere viva la memoria della persona che è morta così come stimolare ogni occasione di parlarne e ricordare momenti trascorsi insieme. Per fare questo, ad esempio, si può incoraggiare l’adolescente a scrivere una lettera e riporla in un luogo particolarmente significativo scelto da lui/lei. Oppure, scrivere un diario intimo che parli direttamente a chi è scomparso: questo permetterà di dar voce a tutte le emozioni ed i pensieri che per qualche ragione non hanno potuto essere espressi prima che la persona morisse. Si può proporre di fare insieme un album di ricordi, una sorta di collage di fotografie, lettere, testimonianze di momenti speciali, aneddoti, frasi, anche quelle ricordate da amici e altri familiari. Anche piantare un albero in memoria di chi è morto e seguirne la crescita, può essere un buon modo di mantenere un senso di continuità. Gesti più semplici come accendere una candela per il compleanno o un’altra ricorrenza importante possono dare il senso di mantenere il contatto con chi non c’è più.

Per gli adolescenti è anche importante poter riprendere al più presto la loro abituale routine, anche se è possibile che ci siano interruzioni dovute a momenti di sofferenza particolarmente forte: quando affiorano i sensi di colpa dovuti sia al riprendere la propria routine, al «fare le cose di prima», come se nulla fosse accaduto sia al non essere stati capaci di evitare la morte della persona, di non averla potuta « salvare ». Spesso, anzi, questo senso di colpa – del tutto ingiustificato – è pero’ molto opprimente ed angosciante, proprio perché poco verbalizzato.

Se si è consapevoli che ci presentano nel corso dell’anno momenti più delicati di altri, è più facile essere vicini ai ragazzi e sostenerli. Occasioni quali le feste dell’anno, i compleanni, le vacanze, le cerimonie scolastiche, possono facilmente riaccendere una intima consapevolezza della perdita subita e riportare a galla il dolore.

Il ragazzo deve convincersi che non c’è niente da vergognarsi a soffrire, che il dolore è espressione di amore per chi è scomparso e che, col tempo, il dolore si attenuerà e resterà il ricordo. Col supporto di una presenza affettiva e sensibile, il lutto riuscirà anche a diventare un’esperienza di crescita. L’esperienza della morte può trasformare per sempre una vita ma la cognizione precoce del dolore può significare, in positivo, la presa di coscienza di sé come persona dotata di sensibilità: sofferenza, amore, abbandono, solitudine. Una vera educazione ai sentimenti.

E’ comunque necessario seguire molto da vicino l’adolescente che ha subito un lutto grave: comportamenti inusuali e cambiamenti drastici nei ritmi di vita quotidiani devono essere presi come segnali di disagio. Tali sono ad esempio:

  • sintomi di depressione, difficoltà del sonno, irrequietezza, marcata assenza di autostima;
  • basso rendimento scolastico, indifferenza per le attività di gruppo;
  • deterioramento dei rapporti con la famiglia o con gli amici;
  • comportamenti a rischio, come abuso di droghe o sostanze alcoliche;
  • disturbi del comportamento alimentare;
  • atteggiamenti inusualmente protettivi e adulti nei confronti degli altri familiari o, viceversa, inusualmente aggressivi e violenti.

In una fase così delicata di transizione e di formazione di un «io» adulto è molto importante non trascurare questi segnali e non presumere che gli adolescenti ce la faranno da soli. Questi comportamenti sono indicazioni chiare che l’adolescente sta incontrando difficoltà ad affrontare da solo la perdita. Nel caso in cui si protraessero a lungo o non subissero alcuna variazione, è bene richiedere la consulenza di un professionista (medico di base, counselor, psicologo, psicoterapeuta).

Approfondimenti

Trovate nel sito “Soli ma Insieme”, nell’area Familiari, una trattazione più approfondita del lutto vissuto dagli adolescenti e dei suggerimenti su come aiutarli e sostenerli. Trovate anche una bibliografia ragionata di libri che trattano di esperienze di perdita di coetanei: li potete suggerire ai ragazzi ai quali siete vicini. Questo li aiuterà a sentirsi meno soli e unici nel loro dolore e a trovare le parole per parlare del loro percorso.

L’area dedicata ai Ragazzi, invece, presenta informazioni, suggerimenti, riflessioni e possibilità di condivisione pensati esclusivamente per gli adolescenti. Potete suggerire loro di esplorare il sito o cercare con loro delle attività per aiutarli a parlare delle loro emozioni, esplorare le loro risorse e condividere le loro difficoltà.

Vi suggeriamo anche la lettura dell’articolo di Paola Fornasier (ADVAR): L’elaborazione del lutto negli adolescenti.

Quando muore un compagno di scuola
Il lutto nell’adolescenza è come una marea: porta con sé onde d’urto emozionali violente, impone un ripensamento di sé, delle relazioni con gli altri, del senso della vita. Cambia – brutalmente – il modo di vedere se stessi, gli altri, la vita, il mondo. In questo video i compagni di Rosario, 17 anni, morto in un tragico incidente stradale, dialogano tra di loro e con l’insegnante su come e quanto sia cambiato il loro mondo dopo la perdita del loro compagno di scuola, della difficoltà di ricostruire i loro punti di riferimento. La natura del dolore per la perdita dell’amico viene esplorata, come necessario, con delicatezza e sincerità.