Perdere un figlio vicino alla nascita

Il lutto perinatale si riferisce al dolore ed alla sofferenza dei genitori per la perdita del figlio atteso e perso durante la gravidanza o al momento del parto o nel periodo immediatamente vicino alla nascita.
Ancora oggi, forse perché un tempo queste morti erano molto più frequenti e comuni, nella nostra cultura non viene riconosciuto il dolore dei genitori, non ci sono rituali appropriati, non ci sono termini per definire l’essere “orfani” di un figlio, non si fanno le condoglianze e si offrono invece facili consolazioni, come “ ne farete un altro presto, ne avrete altri, non era ancora nato un rapporto tra voi”, che non corrispondono per nulla ai vissuti ed ai bisogni dei genitori. Questo tipo di perdita, qualsiasi ne sia la causa o il momento, rappresenta una vera e propria esperienza luttuosa, che può generare difficoltà sia sul piano fisico che psicologico, ripercuotendosi sul benessere e sull’equilibrio della madre in modo particolare ed anche della coppia.
Naturalmente le modalità di reazione alla perdita sono da mettere in rapporto con il tempo di gestazione, con il livello di attaccamento al momento della perdita, con il modo in cui è avvenuta la morte e con le perdite subite in precedenza.
Forti possono essere le emozioni che si manifestano: disorientamento, senso di vuoto, tristezza, collera, desiderio di solitudine, dolore. È importante che i genitori sappiano che queste reazioni di lutto sono normali, e permarranno per alcuni mesi e potrebbero riapparire con intermittenza nel corso del tempo.

Il sito www.ciaolapo.it tratta in grande dettaglio la perdita di un figlio durante la gravidanza o dopo il parto: ve ne consigliamo la lettura non solo per approfondimenti ma anche per entrare in contatto con genitori che hanno vissuto una simile esperienza di perdita. Nell’area Blog il sito offre riflessioni, informazioni e testimonianze di genitori che hanno perso un bambino in età perinatale. È anche possibile accedere ad un Forum destinato ai genitori che hanno perso un figlio durante la gravidanza o dopo il parto, così come ad una chat e a gruppi di auto-mutuo aiuto che permettono a chi vive questa perdita di sentirsi meno soli, di potersi confrontare con altri che attraversano la devastazione della perdita di un essere tanto atteso.

Testimonianze e approfondimenti

Simona Sparaco, Nessuno sa di noi, Giunti 2013

Un testo molto toccante in cui Luce racconta la storia della sua gravidanza, del legame con il compagno, del rapporto con Lorenzo, il figlio che deve nascere, e dell’amara scoperta, al settimo mese, di una rara forma di nanismo di cui è affetto per cui, con dolore, ha scelto “un aborto terapeutico alla ventinovesima settimana, in pratica un parto”, perchè se fosse sopravvissuto al parto, sarebbe andato incontro ad una vita di sofferenza.

Le donne che hanno perso un figlio durante la gravidanza, per aborto volontario o involontario, possono ritrovarsi e rispecchiarsi nella dolorosa vicenda della protagonista, nella sua sensibilità e sofferenza, nel conseguente difficile rapporto con il compagno e comprendere la necessità di condividere la propria esperienza.

Come si legge nel libro, dopo che questa donna è riuscita ad esprimere apertamente ciò che ha vissuto:”di punto in bianco è come se Lorenzo non fosse più un bambino perso, un fatto vergognoso e tragico sul quale tacere. No, Lorenzo è stata una scelta ben precisa. Dolorosa e lucida, che ha solo bisogno di essere rivendicata ad alta voce per poter essere compresa…. Ora che l’ho detto ho ripreso a respirare… ho la sensazione di aver restituito dignità a mio figlio. Di averlo soltanto oggi, in qualche modo, messo al mondo”. Dopo questa esperienza Luce è “pronta alla vita”, la vive “semplicemente, così piena e imprevedibile” e si prende “cura di lei” come farebbe “con una pianta”. Si concede di “camminare in avanti, cercando di non avere motivi per non farlo a schiena diritta”.

Il testo porta alla luce quel non detto di tante donne che vivono l’esperienza di un aborto terapeutico, volontario, subito, cercato, ma sempre tanto sofferto e gravoso.