Perdere un fratello/una sorella da adulti

Le relazioni tra fratelli e sorelle tendono ad essere complesse, caratterizzate dalla compresenza di amore e vicinanza e, al tempo stesso, anche di rabbia e gelosia. A volte può capitare che rivalità e conflitti dell’infanzia e dell’adolescenza continuino nell’età adulta e che fratelli e sorelle si allontanino completamente, sviluppando interessi, amicizie, lavori diversi oppure diventino grandi amici e condividano affetti, esperienze, relazioni, cambiamenti.

Comunque, quale sia stata la loro relazione, la morte di un fratello/una sorella, è sempre un momento difficile. Si perde una delle poche persone che conoscevamo e ci conoscevano davvero “da sempre”, avendo condiviso e costruito insieme con noi la storia della nostra famiglia.

Si perde un testimone del proprio passato, della propria infanzia e della propria crescita, si vive un’assenza che non verrà mai colmata e si perde anche il futuro che si poteva condividere. Certamente ciò che permane è il ricordo e la memoria di quella relazione. Chi resta ricorda fratelli/sorelle e li pensa specialmente in momenti particolari come compleanni, feste, vacanze e anniversari.

Quando perdiamo i nostri fratelli o sorelle, il nostro mondo cambia in un attimo ma gli altri spesso non riconoscono il lutto di chi rimane. È un “lutto dimenticato”: in genere l’attenzione e le parole di conforto sono rivolte ai genitori, al partner, ai figli, molto di meno ai fratelli/sorelle sopravvissuti. La sofferenza dei fratelli/sorelle che rimangono è spesso poco riconosciuta, sottovalutata o del tutto ignorata.

                  “Mia moglie mi rimprovera perchè non sono sereno dopo che è morta mia sorella dopo tanto soffrire. Mi dice: “Ma perchè stai tanto male? Non eri poi così vicino a tua sorella, non vi siete visti per tanti anni. A me fa rabbia che non mi capisca e non mi aiuti magari con un semplice abbraccio.”

Chi rimane può sperimentare sensi di colpa per non aver aiutato, protetto, seguito a sufficienza il proprio fratello/sorella o per non aver superato i conflitti che li avevano divisi in passato o per non aver saputo stabilire un contatto più profondo e frequente.

Mio fratello è morto di overdose quando avevo 18 anni, ora ne ho 50. Era Natale e l’ho trovato io, in cucina. Un paio di ore prima mi era sembrato di sentirlo parlare al telefono e quindi non mi ero avvicinato per paura che mi chiedesse di fare qualcosa per lui. Quanto vorrei adesso, in ogni momento delle mie giornate, che lui fosse là a chiedermi di fare qualcosa per lui… Mi sento così in colpa: se solo avessi aperto la porta forse sarebbe ancora vivo. Per me Natale è da allora il peggiore momento dell’anno.”

Quando si è solo in due, la perdita del proprio fratello o della propria sorella fa diventare figli unici e, quando ci sono genitori anziani di cui aver cura, non si ha nessuno con cui poter condividere, discutere, litigare ed anche prendere decisioni importanti.  Molte volte può emergere nel fratello/sorella di chi è morto anche la rabbia per il nuovo ruolo che spesso si deve assumere in famiglia e che comporta fatica, difficoltà e pesi che si aggiungono a quelli che già si vivono. Bisogna ad esempio prendersi cura dei genitori anziani o fare le veci del genitore per i nipoti, sentendosi obbligati ad assumere un ruolo più centrale ed essere un punto di riferimento per altri parenti e familiari.

Ho perso mia sorella da sessantenne. Lei era da sempre stata il mio modello, il mio sole, la mia forza. Eppure, quando è morta, mi sono trovata a dover aiutare, consolare e sostenere suo marito, i suoi figli. Io sembravo a loro più “lontana”, come se avessi meno diritto di loro di stare male, come se non potessi soffrire quanto o più di loro. Neppure mio marito mi capiva. È stato il periodo peggiore di tutta la mia vita. Ancora oggi mi sento persa senza di lei”.

Inoltre, la morte di un fratello/sorella impone di pensare al senso della propria esistenza, a riflettere sui valori in cui si crede e a fare i conti con la propria mortalità, sia considerando la propria fine sia riflettendo su cosa la propria morte potrebbe provocare al resto della famiglia.

            “La malattia e la morte di mio fratello mi hanno fatto comprendere quanto sono fragile e in pericolo: potrebbe accadere anche a me di morire all’improvviso e mi sento molto sola e in ansia pensando di non averlo più vicino con il suo affetto e la sua protezione.”

Se si è anziani e si è già perso un partner o un altro membro della famiglia o un caro amico la morte di un fratello/sorella rende ancora più difficile ricevere conforto e condividere la sofferenza e i ricordi con qualcuno che conosceva bene il defunto.

            “Mio nonno che è ormai vecchissimo, ha già 87 anni, è rimasto tanto solo perchè la sorella, che era un poco più giovane e viveva con lui, all’improvviso è morta per un ictus. Non ha più nessun amico, li ha persi tutti. Quando lo andiamo a trovare piange, è tanto avvilito, menomale che mia madre gli tiene compagnia e si occupa di lui tutti i giorni”.

Spesso accade che parenti e amici ben intenzionati vi dicano che dovete reagire e riprendere la vita normale al più presto. Sicuramente questo consiglio non vi fa sentire a vostro agio. Non vi sentite né riconosciuti né compresi nell’esperienza dolorosa che state vivendo. Per questa ragione potreste trovare difficoltà a confidarvi con gli altri o addirittura che non sia normale il vostro modo di sentire o di fare.

È importante ricordarsi che ogni persona ha bisogno di un suo tempo specifico per riprendersi, diverso da quello di tutti gli altri. Ma è bene che cerchiate di non isolarvi dagli altri e dalla vita in generale.

Se potete, cercate di non rifuggire e contrastare le vostre emozioni, ma anzi di prenderle in considerazione per riconoscerle e renderle dicibili a voi stessi e agli altri: in questo modo diventa pian piano possibile mutare il rapporto con le proprie emozioni e non esserne totalmente invasi.

È inoltre importante cercare di non trascurare la normale quotidianità come ad esempio preparare i pasti, riposare, seguire i figli, riprendere il proprio lavoro, vedere qualche persona che può condividere e comprendere la fatica e il dolore che state sperimentando.

Purtroppo spesso accade che gli amici si sentano in imbarazzo e temano di non saper cosa dire o come reagire tanto che finiscono per sfuggire la persona in lutto. Questo comportamento certamente ferisce e provoca forti sentimenti di sconforto e di abbandono in chi è rimasto solo.

In queste circostanze, anche se è proprio l’ultima cosa che si desidera fare, è meglio prendere l’iniziativa e iniziare a parlare e a riprendere i contatti per rompere l’imbarazzo e recuperare la vicinanza delle persone che possono essere di sostegno, anche se momentaneamente impaurite dal compito.

Vi consigliamo di leggere nel sito tutti gli articoli nella sezione “La perdita”: vi aiuterà – speriamo – a trovare le parole per quello che attraversate.

Testimonianze e approfondimenti

“Solo ora che mio marito è mancato ho capito quanto mia sorella ha sofferto quando suo marito è morto all’improvviso. Mi sento in colpa ma allora avevo da seguire i miei figli che erano piccoli e non potevo pensare che la morte poteva toccare anche la mia famiglia. Ero spaventata e mi sono tenuta lontana da lei, era troppo doloroso per me”.

Luisa, 67 anni

 

“Ora che mio fratello è mancato, mi sono dovuto occupare di sua figlia, rimasta orfana di tutti e due i genitori. È una ragazza difficile, per fortuna mia moglie mi aiuta a stabilire un migliore rapporto con lei che è un’adolescente”.

Giovanni, 45 anni

 

La mattina, in inverno, aspettando il caffè, accendo il fuoco nella stufa della cucina. Mi servono due pigne perchè il fuoco diventi così vivace da bruciare la legna che metterò. Questo “due” mi fa pensare a mio fratello che non c’è più, quanto mi manca e mi faccia soffrire essere diventata, ancora una volta, un “uno”. In pochi minuti ripercorro la nostra fanciullezza, l’adolescenza, la gioventù, l’età matura insieme. Aveva cercato di capire il mio stato di madre orfana rispettando i miei tempi, asciugando le mie lacrime senza parlare. Mi aspettava in cima al sentiero, mi imboccava con qualche alimento, mi abbeverava, consapevole che avevo bisogno di energia per affrontare la prossima salita. Così, in silenzio, si tornava a camminare. E giorno dopo giorno mi accorsi che la salita, come la vita, era diventata percorribile anche per me. Di lui mi è rimasto anche il rispetto e l’amore per la natura, per gli alberi, i suoi amici silenziosi in mezzo ai quali è morto. Un ricordo ricorrente, da ragazzini, una discesa con la slitta su un campo ripidissimo, più oltre la valle. Gli occhi negli occhi dicevano di non sapere come avremo fatto a fermarci, io davanti, lui dietro, mi stringeva forte in quella corsa e fermò la slitta a qualche metro dal salto. Mi manca la sicurezza di un affetto sicuro, la quotidianità delle sue visite, i nostri pranzi a casa mia che erano un ritorno alla famiglia originaria. La morte mi insegna a vivere, a pensare a quello che mi è stato dato dalle persone che ho tanto amato e sempre presenti nella mia testa. Me lo sento addosso”.

Rosetta, 66 anni

 

“Con mio marito vado sempre in vacanza in montagna dove trascorrevo l’estate con mio fratello e mia cognata. Nel camminare nei boschi, sulle cime, nei prati, mi si presenta il ricordo di lui più giovane quando camminava veloce, fotografava i paesaggi, o quando – più anziano – preparava con piacere buoni pranzetti e mi aiutava quando avevo bisogno di lui… mi dispiace che non possa più godere delle bellezze del luogo ma lo sento vicino nel percorrere gli antichi sentieri condivisi”.

Patrizia, 78 anni

Suggerimenti di lettura:

Daniel Pennac, Mio fratello, Feltrinelli 2018 – Pennac allestisce un pezzo teatrale centrato su Bartleby lo scrivano, celebre personaggio di Melville, che accosta idealmente a Bernard, l’amato fratello morto, per rievocarne la figura, vicina ma insieme misteriosa, e imparare a convivere con la perdita:

non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Non c’è nessuno al mondo che mi manchi come mi manca lui e tuttavia non so chi ho perso. Ho perso la gratuità del suo affetto il piacere della sua compagnia, la profondità del suo silenzio, il distacco del suo humor, la delicatezza della sua attenzione, la serenità del suo giudizio, la sua intelligenza delle situazioni, ho perso la pace. Ho perso quel po’ di dolcezza che restava nel mondo. “ 

nelle prime settimane seguite alla morte di mio fratello, ho perso l’uso del corpo. MI sono lasciato andare. A Parigi ho rischiato più volte di finire sotto una macchina e mi sono fatto prendere a botte nella metropolitana, sono caduto da una scarpata, ho fatto un testacoda e sono finito col muso dell’auto sopra un burrone. E non ho avuto paura. Né sul momento né ripensandoci. Per riprendere in mano la situazione mi sono detto che avrei scritto qualcosa su di lui”

Nel libro si alternano pagine su Bartleby piene d’ironia e di mistero e pagine con i ricordi della figura di Bernard e della vita che hanno condiviso che delineano un ritratto pieno di nostalgia e d’affetto, nel bene e nel male, del fratello morto.

Sicuramente la frase “preferirei di no” che nelle pagine del testo teatrale Bartleby ripete ossessivamente al notaio suo datore di lavoro, con cui Pennac si identifica, e che costituisce il leit motiv di tutto il testo, sembra sottolineare il vissuto di Pennac rispetto all’esperienza della perdita del fratello.

L’atto della creazione e della scrittura porta all’autore, pagina per pagina, comprensione, sollievo e consolazione e si conclude con lo sguardo di Pennac rivolto ad una fotografia di loro due fratelli, da piccoli. Nell’immagine l’autore ritrova, nella mossa avvolgente nella quale Bernard lo stringe, tutto il senso di fiducia, di protezione e di incoraggiamento che il fratello maggiore gli ha donato. Per tornare a vivere.

  • Giovanni Albini, un brano musicale composto in ricordo del fratello scomparso. Un ostinato ricavato da una composizione omonima per coro, variato e trasfigurato fino a perdersi in sonorità e gesti astratti. Le dimensioni del lutto e del ricordo si riversano nella materia musicale. http://www.giovannialbini.it/composizioni/lacrimosa/